MeetingOne a Rovagnate (Lecco) 20-21 settembre 2014

MeetingOne a Rovagnate (Lecco) 20-21 settembre 2014

L’Albero d’Oro nel bosco incantato di Bebec C’era una volta e c’è tutt’ora un bosco raccolto in una valle a ferro di cavallo. Dall’esterno nulla di nuovo, un bosco come tanti. Eppure nei dintorni una strana leggenda s’è insinuata, sussurrata a voce bassa, al limite dell’udibile simile al vento gelido quando nelle notti invernali penetra di soppiatto tra le fessure delle porte. Bene, iniziamo. Si narra che chi entra in quel bosco non ne venga più fuori o, se ci riesce, lo faccia fatalmente trasformato. In meglio? In peggio? Beh, ciò dipende dagli occhi di chi guarda: taluni sostengono che coloro che ne escono paiono del tutto fuori di sé, impazziti senza scampo; altri, più cauti e attenti, non possono fare a meno di notare come quelle persone emanino un’allegrezza che non dipende da nulla, del tutto irragionevole ma proprio per questo terribilmente contagiosa, tanto che per etichettarli è stato inventato un termine apposito: i fuoriusciti. Insomma, i fuoriusciti prima di inoltrarsi nel bosco sono persone all’apparenza comuni. Appunto, solo all’apparenza, perché quel luogo chiama a sé con apparecchiature arcaiche a tutt’oggi incomprese, solo coloro che, di volta in volta, esso stesso reputa essere pronti. Capita infatti che i pigri, gli eterni annoiati sentano una repulsione automatica per quel luogo che evitano scrupolosamente, mentre i curiosi, perennemente inquieti e vispi, ne subiscano un’irresistibile fascinazione che li strega e li attrae. Ma veniamo al dunque. Pare che in quel bosco si svolga qualcosa che sconfessa e irride tutte le leggi della fisica nota: il tempo non esiste, o meglio, si entra in uno spazio impreciso all’interno del tempo dove accadono...
Il mental detector scopre l’inconscio

Il mental detector scopre l’inconscio

Il 13 settembre, l’Accademia della Luce ha proposto un evento, che ha chiamato Il mental detector scopre l’inconscio. Dal momento che l’Accademia è un’associazione con cui Il Mondo Che Voglio collabora, e visto l’interesse relativo all’evento, sono andato a fare funzione di reporter. Fondamentalmente si è trattato della presentazione di un’apparecchiatura elettronica, mental detector, che abbinato alla tecnica REIMA, aiuta le persone a liberare le cariche emotive legate a ricordi del passato (in questa vita e/o in altre). Lo strumento presentato è molto semplice: un’apparecchiatura che rileva una differenza di potenziale (che non è costante in tutto il corpo umano), munita di un paio di “lattine” atte ad essere tenute in mano. Sta di fatto che tra le mani viene creata una differenza di potenziale di tipo elettrico, ogni qualvolta la mente viene attraversata da una carica emotiva, che normalmente è legata a un pensiero, sia esso un ricordo, sia un pensiero immaginativo. A molti è ormai noto che i pensieri sono e generano vibrazioni, quindi anche cariche elettriche, che poi sono anch’esse vibrazioni (ogni particella infatti rappresenta un moto vibratorio). Questo strumento rileva le cariche che, accumulandosi in un punto, generano un potenziale. A partire da questo principio, viene utilizzato questo strumento, che rappresenta tuttavia solo un rilevatore di differenza di potenziale. Un tale dispositivo è chiaramente inefficace, se utilizzato da persone inesperte. Si rivela invece un potente strumento se usato da personale con una competenza tale da poterne interpretare efficacemente i rilevamenti, come nel caso di Flavio Zambon e Maurice, dell’Accademia della Luce. Tramite la loro conoscenza dello strumento infatti, sono in grado di interpretarne i rilevamenti, ossia i...